martedì 4 agosto 2015

Donne che spendono


La più famosa è lei, Madame Bovary, che a causa dei debiti accumulati finisce per togliersi la vita, ma sono certa che se cercassimo con accuratezza anche nella letteratura precedente, troveremmo altre donne dedite al passatempo (forse) più rovinoso del mondo: posso solo immaginare un poeta di satire romano che canta l’esasperante mania della moglie o il cavernicolo che dipinge una donna nell’atto di scambiare due ossi con un sassolino colorato.

La figura della donna
sciupona non conosce crisi né nella comicità (sembra che tutti i comici maschi sposati debbano recarsi con sorprendente continuità all’Ikea) né nella letteratura: da Emma passando per la Nora di Ibsen fino a Becky di “I love shopping”, cambiano i tempi e le latitudini ma non la figura, stereotipo ma non maschera, di questa donna che può essere felice solo quando ha un portafogli pieno di banconote da spendere (o in alternativa un marito ricco da spennare).

Cambia anche la ragione ma non il modo di comportarsi di queste donne: se Madame Bovary spendeva per noia, Nora per aiutare il marito e Becky per passione , tutte attraversano una fase di iniziale vittimismo che le porta lentamente a una maggiore consapevolezza di sé, a volte con esiti disastrosi, altre, per fortuna, con un lieto fine.

Anche attraverso la loro “Malattia” per lo shopping, il lettore impara a conoscerle meglio; capisce che Emma è una donna brillante e annoiata dalla provincia, che Nora ha sempre vissuto in un clima di false certezze (come in una casa di bambole, appunto, dove ogni cosa sembra vera ma è solo un’illusione) e impara a conoscere Becky, svampita e sincera nei sentimenti.

Anche attraverso queste figure al limite va tracciandosi la donna moderna che cresce anche socialmente: se Emma comprende appieno le limitazioni della donna del suo tempo (tanto da svenire alla notizia di avere dato alla luce un’altra disgraziata bambina) e non può porvi rimedio che con la morte, Nora è già un passo più avanti e anche se attraverso un lungo cammino giunge alla sofferta libertà.

Becky è l’ultimo anello: ha un lavoro e guadagna ciò che spende (anche se spesso non accade il contrario).

È una donna che grazie alle lotte delle altre può vivere serenamente la propria libertà.

A voi decidere come essa viene usata ma, di fatto, Becky è indipendente ed è, nonostante sia la protagonista di una lettura leggera, il simbolo di una libertà duramente acquistata. Nel senso letterale del termine.

L'insegna di Gersaint opera di Antoine Watteau, mostra diverse figure
femminili intente agli acquisti