martedì 21 marzo 2017

Doppio uomo: Søren Kierkegaard




Avete mai letto la biografia di uno scrittore?

Viaggi. Conoscenze. Esperienze. Quando ne leggo uno, mi viene sempre da pensare che gli scrittori siano un genere a parte, una sorta di uomini speciali, in un certo senso “Destinati” al loro lavoro da una vita ricca e intensa.
Per Kierkegaard non è stato esattamente così, e questo, lo confesso, un po’ mi rincuora: la sua vita è trascorsa soprattutto interiormente.
Sotto dei racconti apparentemente semplici, quasi naif, Kierkegaard cela una tempesta interiore che muove tutti i suoi personaggi.
Come lui, essi non vivono alcuna esperienza esaltante: pensano, raccontano, vivono intensamente come su un filo sospeso nel vento.
In realtà, questo è proprio l’aspetto che preferisco del “Diario del seduttore”.
Forse non lo avete mai letto (nel caso, ve lo consiglio) ma è un libro in un certo senso atipico: sembra che non vi si racconti niente.
È davvero solo un breve racconto delle strategie di seduzione del protagonista: il seduttore si incapriccia di una donna e con lucida crudeltà prepara un piano per catturarla (non ho usato la parola sbagliata: si ha la sensazione di leggere il diario di un cacciatore).
Seguono lettere sospirose, tenerezze da romanzo rosa, lacrime e piccoli ricatti amorosi, ma senza colpi di scena.
Kierkegaard riesce ad avvincere il lettore trasportandolo sul suo piano narrativo: niente di eclatante, imprevisto, strano; la storia scorre nel suo letto senza pretese di originalità.
L’autore sa di poter concentrare tutta la novità nella profondità dei contenuti nascosti.
Come in un giallo il lettore è invitato a scoprire il colpevole, nel “Diario del seduttore” il suo compito è quello di farsi domande, interrogarsi sul rapporto che ha con l’altro sesso, con Dio, con la sua famiglia, insinuandosi nelle vie più oscure del pensiero.
In un certo senso, Kierkegaard inventa il romanzo psicologico e descrive la netta divisione tra un uomo interiore alla ricerca di Dio e uno esterno alla ricerca di un piacere immediato.


martedì 21 febbraio 2017

L’arte di spettegolare


“Guida pettegola al Settecento francese” non è esattamente una guida. Non è un romanzo, né un saggio nel senso stretto del termine. È una colorata raccolta di aneddoti, piccoli pezzi di vetro variopinto che tutti insieme formano una grande vetrata. Ogni pezzo di vetro, come in un mosaico, ha un suo ruolo chiave all’interno della grande figura che compone, ma la sua bellezza è anche intrinseca. Ogni frammento, infatti, può essere letto a parte e riflettere uno spaccato di società interessante e varia, degna di essere approfondita.
Questo è il pregio della raccolta di Francesca Sgorbati Bosi: anche solo desiderando leggere una parte, l’insieme si rivela così interessante e degno di attenzione da convincere il lettore a sbirciare anche gli altri capitoli, e ad avvincerlo.
Questo nel quadro d’insieme: ma tutte le vetrate hanno un punto debole e sono soggette a rotture. In questo libro, a un certo punto la vetrata si infrange in centinaia di schegge colorate che volano ovunque, brillanti, taglienti e ancora capaci di sorprendere: così, anche quando l’autrice tenta di fare una distinzione tra amore e morte, umorismo e pettegolezzo, i frammenti si confondono in una miriade di divertenti coriandoli. In sintesi, una lettura, nonostante l’apparenza leggera, da non sottovalutare.
L’immagine che si proietterà sul pavimento potrebbe sorprendervi, riflettendo quel che in fondo è ancora società contemporanea tra tradizione e moda, politica, religione, frivolezza e tanta voglia di divertirsi.
E se avrete voglia, dopo, di raccogliere tutti i pezzi per rendere più limpida l’immagine, vi basterà procurarvi “La donna nel XVIII secolo” un interessante saggio dei fratelli Goncourt che in questo caso fungerà da filo di piombo. Un libro forse meno leggero ma ugualmente pieno di fascino.